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Cosa ci dicono Wislawa Szymborska e Motta sui nostri ricordi

Immagine del redattore: Dott. Maurilio VerdescaDott. Maurilio Verdesca


Francesco Motta l’ho scoperto per caso, in occasione di un festival tenutosi dalle mie parti un paio di anni fa. I suoi brani, a dispetto di ciò che immaginavo, mi hanno conquistato in men che non si dica, di essi mi ha colpito quel quasi celato senso di malinconia, quel passato che non passa mai senza prima aver presentato il conto dei danni o degli interessi. Un passato che, in un modo o nell’altro insomma, va via in punta di piedi senza mai chiudere la porta. Di questo parlano bene – ad esempio - ‘La nostra ultima canzone’, ‘Prima o poi ci passerà’ e ‘Chissà dove sarai’. Se non conoscete questi pezzi, per inciso, vi consiglio di ascoltarli.


Francesco Motta



Qualcuno parlava del tempo (Nietzsche, 2012) come un eterno ritorno, un andirivieni di temi ricorrenti, seppur conformi e plasmati nei contenuti manifesti dalla cultura attuale. D’accordo con questa visione ciclica, di derivazione ellenica, si pone ad esempio Calvino (1995) nel suo bellissimo ‘Ti con Zero’. Non solo, molte altre grandi menti si mostrano convinte di una teoria fondata sulla coazione a ripetere (Freud, 2007), come funzionamento insito nell’essenza dei fenomeni terrestri i quali, al pari dei frattali, riproducono all’infinito sé stessi su più scale. Tutto questo, aldilà delle suggestioni e delle digressioni, è possibile negli umani grazie alla memoria. Siamo la nostra memoria, potremmo sintetizzare. Ciò che chiamiamo memoria consiste in una miriade di reti neurali profondamente interconnesse, distribuite in tutto il cervello. Le stesse sono suscettibili al cambiamento, perché la materia di cui sono costituite vanta una proprietà di tipo plastico. Essa rende possibile ai neuroni – e al cervello – di cambiare nel tempo le modalità con cui sono reciprocamente interconnessi . Pertanto un ricordo, al passare del tempo, non sarà mai uguale a sé stesso nel t0, cioè nel momento in cui non era ancora tale.

"Nulla due volte accade . Né accadrà.’’

Ogni rappresentazione mnemonica, infatti, è costituita da più elementi che vengono richiamati e riassemblati ogni volta che essa è chiamata in causa. Il suo funzionamento si sottolinea spesso come non sia simile a un dispositivo di memoria, non è statico bensì ricostruttivo e dinamico (Baddeley & Sosio, 1982). I ricordi sono quanto più vicini al comportamento del vapore: cambiano stato, essenza e forma. Diventano impalpabili e poi si nascondono: non muoiono. Alain de Botton sostiene, ad esempio, che ‘’Il presente si degrada, prima in storia, poi in nostalgia’’. Quando ho letto per la prima volta la poesia di Wislawa Szymborska (1998) ho pensato in un attimo a tutte queste cose. Insieme.

Non si può mai davvero dimenticare, si può non ricordare o ricordare in modo differente, paradossalmente in modo sempre nuovo.

‘’ Ieri, quando il tuo nome

Qualcuno ha pronunciato,

mi è parso che una rosa

sbocciasse sul selciato.’’

Recita così una parte della poesia in oggetto, ma cosa vuol dire davvero?



Wislawa Szymborska

Semplice. Pensate alla vostra più recente storia d’amore…. Pensate non abbia cambiato il vostro modo di intendere i rapporti? La vostra idea di amore? I ricordi sono molto di più di ciò che sembrano così come le foto sull’album dei nostri ricordi non sono solo carta. I ricordi smuovono parti profonde di noi, cambiano le nostre risposte emotive! Tutto questo... cosa vuol dire? Che ogni nuovo evento registrato in memoria altera in qualche modo, a cascata, tutti i precedenti, così che nulla per davvero accade due volte. L’autenticità insita nelle 'prime volte', oltre ad essere un concetto romantico, ha il suo corrispettivo reale. L’infanzia, secondo questo ottica, è l’unico vero momento in cui le nostre esperienze non sono ri-costruzioni e interpretazioni, ma - bensì - costruzioni nero su bianco (si rimanda ai concetti di Assimilazione e Accomodamento di J. Piaget). Da quel momento in poi di solito non conosciamo ma ri-conosciamo. La gran parte delle volte pensiamo che ciò che apprendiamo in memoria divenga il nostro passato, a mio parere non è proprio così: ciò che apprendiamo in parte è anche futuro. In base ad esso, infatti, interpretiamo le informazioni in entrata, ciò che vediamo è così impresso e contaminato dalle nostre esperienze da non farci mai fare esperienza immediata e pura del momento presente (Stern, 2005). I ricordi rappresentano la tavolozza con cui dipingiamo i nostri scenari immaginari, sono il deposito da cui attingiamo per riempire e colorare le nostre fantasie, da cui ‘scegliamo’ cosa desiderare. Essi plasmano gli orizzonti dell'immaginabile, le frontiere del pensabile, i teatri dei nostri sogni. Sono, ancora, ciò che segna le nostre mancanze, ciò che parla con la voce delle nostre passioni. A volte la canzone che amiamo diventa quella che odiamo, perché colorata di ricordi sovrascritti e diversi dai primi, chissà forse opposti.

‘’Non c’è giorno che ritorni,

non due notti uguali uguali,

né due baci somiglianti,

né due sguardi tali e quali.’’


Probabilmente l’unico momento in cui ci è possibile vivere nell’esperienza diretta del momento attuale è quando ‘stacchiamo la spina’ ricorrendo a determinati stati di coscienza raggiungibili, ad esempio, nella meditazione (quella che la W. Bucci definisce esperienza sub-simbolica). Questa modalità è tipica dei primi mesi di vita. Già all’età di 7 mesi i bambini iniziano a creare dei modelli emergenti (procedurali) contenenti delle medie di esperienze simili e ripetute, orientate a creare una rappresentazione prototipica in grado di fornire una certa prevedibilità dell’ambiente che ci circonda (Beebe & Lachmann, 2014). Ecco perché le abitudini - belle o brutte che si rivelino - sono dure a morire, contengono una quota adattiva! La memoria dunque fa sì che ogni esperienza sia diversa dalla prima e, al contempo, profondamente uguale per certi versi.

Il passato da un lato ci (in)segna e dall’altro ci cambia, rendendoci impercettibilmente mutanti, ‘diversi come due gocce d’acqua’.



Qui il testo integrale dell'opera citata:

Nulla due volte di W.Szymborska


Nulla due volte accade

Né accadrà. Per tal ragione

Nasciamo senza esperienza,

moriamo senza assuefazione.

Anche agli alunni più ottusi

Della scuola del pianeta

Di ripeter non è dato

Le stagioni del passato.

Non c’è giorno che ritorni,

non due notti uguali uguali,

né due baci somiglianti,

né due sguardi tali e quali.

Ieri, quando il tuo nome

Qualcuno ha pronunciato,

mi è parso che una rosa

sbocciasse sul selciato.

Oggi che stiamo insieme,

ho rivolto gli occhi altrove.

Una rosa? Ma cos’è?

Forse pietra, o forse fiore?

Perché tu, ora malvagia,

dài paura e incertezza?

Ci sei – perciò devi passare.

Passerai – e in ciò sta la bellezza.

Cercheremo un’armonia,

sorridenti, fra le braccia,

anche se siamo diversi

come due gocce d’acqua.







Dott. Maurilio Verdesca


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Bibliografia

Baddeley, A. D., & Sosio, L. (1982). La memoria: come funziona e come usarla. Laterza.

Beebe, B., & Lachmann, F. M. (2014). The origins of attachment.

Calvino, I. (1995). Ti con zero (Vol. 23). Edizioni Mondadori.

Freud, S. (2007). Al di là del principio del piacere(Vol. 73). Pearson Italia Spa.

Nietzsche, F. W. (2012). Così parlò Zarathustra. Bur.

Stern, D. N. (2005). Il momento presente. Raffaello Cortina, Milano.

Szymborska, W., & Marchesani, P. (1998). Vista con granello di sabbia: poesie 1957-1993. Adelphi.

 
 
 

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